ASSOPAM l’Associazione dalla parte dei Professionisti del settore finanziario e bancario

ASSOPAM è un’Associazione sorta nel nuovo contesto, nato sulle ceneri del vecchio rito, che regolamentava la mediazione creditizia e gli agenti in attività finanziaria, a cavallo della nuova riforma di filiera meglio conosciuta con il D.Lgs. 141/2010.

ASSOPAM – Raffaele Tafuro, il presidente ci va giù duro.

Ed è dalla nascita del nuovo regolamento che si batte per i diritti degli operatori del settore.

Contro un sistema, quello che ha sostituito il vecchio UIC Ufficio Italiano dei Cambi con l’OAM Organismo degli Agenti e Mediatori Creditizi.

Organismo, che sin dall’inizio, non ha avuto alcun occhio di riguardo sulla nuova categoria.

Una categoria di operatori professionali (Agenti in Attività Finanziaria e Mediatori Creditizi) che soffre e si trova in un forte disagio strutturale anche a seguito della sopraggiunta crisi economica e dall’introduzione della riforma sancita con il D.Lgs. 141/2010.

Una crisi, quella bancaria, che ha portato nel frangente, anche alla ristrutturazione del vecchio albo degli intermediari finanziari ex art. 106 del T.U.B. G.Lgs. 385/93.

In sostanza una riforma che ha sterminato società finanziarie e consorzi fidi, principali fornitori delle realtà a cui attingevano sia i mediatori creditizi che gli agenti in attività finanziaria.

In sistema, quello bancario che in pochissimo tempo è collassato, producendo una voragine finanziaria che ha portato al fallimento banche, società finanziarie e consorzi fidi.

Un collasso quello bancario dove, tutti tacciono dinanzi a questa realtà!

Anzi parrebbe che vi sia totale silenzio e finta indifferenza, tra i vari soggetti, che a nostro avviso, erano deputati al controllo ed alla vigilanza e che hanno permesso tutto ciò.

Il D.Lgs. 141/2010 diventa, all’interno di questo contesto, una riforma a dir poco iniqua, che ha visto, anche in questo caso decimare una intera categoria di professionisti che fino al 2012 rappresentava un indotto di circa 130.000 (stimata ad oltre 300.000 persone) unità tra mediatori creditizi e agenti in attività finanziaria e solo dopo la riforma ridotta a malapena:

  • 284 società di mediazione creditizia
  • 5.449 Agenti in Attività Finanziaria

Il D.Lgs. 141/2010 una riforma studiata a tavolino per prevenire un ulteriore disastro?

Una riforma, forse giunta e studiata a tavolino, per togliere, al sistema bancario già in piena crisi, “le castagne dal fuoco”, che potevano nascere anche da queste circostanza:

  1. La sopraggiunta crisi economica e finanziaria, ha indebolito fortemente il sistema bancario Italiano, impossibilitando lo stesso, ad erogare finanziamenti sotto qualsiasi forma. Questo ha determinato un calo vertiginoso del fatturato con una conseguente crisi generale di tutto l’indotto commerciale;
  2. Detta situazione ha avviato un processo di dimagrimento del sistema commerciale, appesantito da un numero esorbitante di risorse. La risoluzione dei contratti di lavoro (mandati di agenzia, incarichi di collaborazione) avrebbe comunque comportato l’avvio di numerosissime cause di lavoro. Cause tra l’altro che avrebbero sancito il rapporto tra banche e suoi agenti non di una semplice collaborazione e agenzia ma, di dipendenza.

Per questi motivi, la soluzione è giunta nel D.Lgs. 141/2010.

Con il D.Lgs. 141/2010 si è ridotta in cenere un’intera categoria di professionisti e questo, senza generare mal di pancia, traumi o dissapori.

Il D.Lgs. 141/2010 ha così generato una nuova realtà, che da li a poco, sarebbe solo servita come un deterrente al sistema bancario, per poter eliminare le loro reti commerciali, diventate ormai obsolete e appesantite da costi, non più ammortizzabili.

Strutture che in batter d’occhio erano diventate elefantiache con numerosi operatori.

Grazie al D.Lgs. 141/2010 si è data pertanto la possibilità di rigenerare una nuova realtà commerciale più leggera e snella.

Ma, la parte più interessante su questa ipotesi, è che la riforma, abbia evitato il ricorso ai Tribunali, tra l’altro da molti avviato, per cause di lavoro.

Cause di lavoro, che avrebbero comunque generato ingenti perdite, al sistema bancario, già lacerato da miliardi di euro di sofferenze.

L’OAM da quale parte?

E la riforma del D.Lgs. 141/10, uscita ad Agosto del 2010 viene attuata dopo circa 2 anni dalla sua uscita.

È infatti il 31 Ottobre 2012 la data di inizio di insediamento dell’OAM, Organismo degli Agenti e Mediatori Creditizi.

Un ente nato sulla scorta del D.Lgs. 141/2010 ma, che fino a oggi, sembrerebbe che invece di tutelare la categoria, la penalizzi fortemente con attività sanzionatorie e tralasciando, sempre secondo Raffaele Tafuro, la vigilanza sul territorio, per i soggetti che operano in pieno abusivismo.

Abusivi che continuano ad operare con indifferenza.

Quindi da una parte l’OAM vigila e sanziona pesantemente, anche con la sospensione fino a 6 mesi dell’attività o la radiazione dall’albo, i suoi iscritti paganti mentre, sembrerebbe che sia inerme verso coloro che continuano ad operare, in forma abusiva ed in violazione di quanto previsto dal D.Lgs. 141/2010.

Operatori professionali nel settore bancario in preda ad una crisi esistenziale?

A questo, dobbiamo aggiungere, senza forme patetiche o pianti malinconici, che la crisi finanziaria e bancaria, che continua a persistere, nonostante le rassicurazioni dei politici e dei vari organismi bancari, ha fortemente diminuito l’erogazione di finanziamenti sotto qualsiasi forma.

E se una società di mediazione creditizia o un’agente in attività finanziaria il suo guadagno è esclusivamente basato sulla % di provvigione di prodotti bancari andati a buon fine, pensate quanto possa influire detta situazione.

Il sistema bancario, anche in ossequio alle Basilee 1, 2 e poi 3, ha alzato le barriere, chiudendosi “a riccio” e barricandosi dietro a continui “declini di richieste di finanziamento” per rating aziendali non in linea con le policy della banca e quanto stabilito dai criteri di risk management.

Ricordiamo ai nostri lettori, che gli strumenti di garanzia dei Consorzi Fidi ex art. 155 comma 4 T.U.B. D.Lgs. 385/93, sono venuti meno a seguito della riforma, sostituiti dai pochi Consorzi Fidi ex art. 106 nuovo Albo Unico, che tra l’altro, applicano stesse logiche di valutazione del merito creditizio, del sistema bancario.

E nulla è valso l’utilizzo della garanzia rilasciata dal  Medio Credito Centrale che per molte aziende, soprattutto quelle Start-Up, un finanziamento sotto qualsiasi forma, diventa e rimane un miraggio.

Pratiche di finanziamento tempi lunghissimi per ottenere un NO!

Ma la grande vergogna a cui viene sottoposto un’Azienda è il tempo con cui una banca riesce a dire NO.

Pratiche con tempi lunghissimi, dove al termine di una lunga, logorante, snervante, estenuante e stressante attesa si riceve spesso un NO!

E chi viene finanziato?

I soliti, quelli che sono ben conosciuti dal sistema bancario e che con il trascorrere del tempo diventano sempre più forti e capaci di attrarre capitali a discapito della PMI e Microimpresa.

31 Milioni di soggetti intrappolati nelle banche dati dei cattivi pagatori

Su questo cocktail di veleni, non dobbiamo assolutamente escludere un mondo sommerso, che molti ignorano e non vogliono menzionare, che oggi è rappresentato da circa 31 Milioni di soggetti.

Persone e aziende che non possono più accedere al credito per il loro trascorso.

Soggetti denominati “cattivi pagatori” o “protestati”.

Segnalazioni che in tutti questi anni, hanno prodotto ingenti perdite al sistema bancario contrariamente a quanto era stato previsto nel lontano 1962 con la costituzione del CICR.

E sì caro lettore, non rimanere stupito se ti diciamo che dietro ad una semplice segnalazione per sofferenza o ad un protesto di un assegno si cela un mondo di fallimenti, crudeltà, disagio sociale, usura, discriminazione, evasione, lavoro a nero e perché no, morti bianche o suicidi.

Ricordiamo agli scettici, ai professori, ai luminari che leggeranno questo articolo e scuoteranno la testa, che le segnalazioni a Centrali Rischi hanno generato debiti alla collettività.

La segnalazione a Centrale Rischi dell’incaglio o della sofferenza, scatena un effetto domino che è uno, se non il principale, problema di questo dissesto finanziario.

E le stesse segnalazioni che non permettono, attualmente, di poter erogare credito o addirittura, negare una semplice apertura di conto corrente.

D’altronde, le segnalazioni presenti a centrale rischi sono relative a:

  1. Protesti di assegni e cambiali
  2. Ritardi di pagamento superiori a 2 rate o 2 mesi
  3. Insolvenze conclamate
  4. Pignoramenti di Equitalia
  5. Ipoteche giudiziali da parte di banche
  6. Ipoteche legali da parte di Equitalia

Segnalazioni che generano indici pregiudizievoli, che non consentono alle banche, di poter erogare finanziamenti.

Ed è sempre Raffaele Tafuro, promotore di una petizione per cancellare i cattivi pagatori dalle banche dati delle varie Centrali Rischi private.

Se la banca fa impresa e non vende i suoi prodotti è destinata a fallire?

E se la banca non eroga finanziamenti non produce ne ricavi e né ricchezza.

Questo determina che gli ingenti costi che deve sostenere una banca, in mancanza dei ricavi, portano ben presto ad una situazione di insolvenza e quindi al fallimento.

Citiamo a seguire un altro segmento della filiera bancaria, le società di leasing.

Anche qui sterminate dalla crisi e dalla riforma, le poche società, quelle rimaste dopo la tempesta, hanno ristretto il campo di azione, diminuendo sensibilmente tutte le operazioni di leasing immobiliare, riversandosi su quello automobilistico dove in questi ultimi tempi sta prendendo piede il noleggio a lungo termine.

E per non dimenticare che la filiera dell’edilizia e dell’immobiliare, anche questa in piena crisi, ha generato la moria dei mutui.

Le cessioni del quinto?

Il grande prodotto dei primi anni del 2000 che aveva visto una miriade di società finanziarie generare un’apparente ricchezza?

Anche qui società finanziare che hanno fatto la storia delle cessioni e deleghe chiuse o fallite.

Il prodotto della cessione trasferito alle banche, le quali, hanno ridotto il campo di azione, diminuendo pesantemente il numero di gradimento delle aziende debitrici cedute.

La gestione di società iscritte nel nuovo Albo diventa estremamente esosa

E gestire, oggi una società di Mediazione Creditizia o una società di Agenti in Attività Finanziaria, comporta un dispendio notevole di costi.

Costi dovuti a iscrizione OAM, alle forme contributive ben 2 INPS e ENASARCO, alla polizza Assicurativa, a tutto l’organigramma che ogni società deve avere:

  • Antiriciclaggio
  • Internal e Esternal Auditing
  • Privacy
  • Compliance
  • Risk management.

Un organigramma simile a quello di una banca.

Per non parlare poi del costo dei corsi di formazione, della quota che ogni collaboratore deve pagare all’OAM, delle responsabilità civili e penali che si assume un operatore del settore.

Costi per il software gestionale, abbonamenti di accesso alle banche dati per la verifica preventiva dei clienti, analisi di rating, verifica di affidabilità.

Costi che, tra l’altro, un operatore non può far accollare al cliente.

E se la pratica non va a buon fine il Mediatore ricaverà ZERO

E per non dimenticare che una società di Mediazione Creditizia lavora sul risultato e quindi, deve augurarsi il buon fine dell’operazione con il finanziamento al cliente, altrimenti ZERO provvigioni.

Quindi nessuna certezza, nessuna sicurezza.

Devi avere 50.000,00 Euro se vuoi svolgere la professione in questo settore

Una società di mediazione creditizia, per operare, oltre ad avere determinati requisiti giuridici, professionali e onorabilità dei soci, la sua autorizzazione ad operare è basata su un versamento di un capitale iniziale che era di € 120.000,00 poi ridotto a € 50.000,00.

E quando mai, in questa Nazione la Costituzione stabilisce che per lavorare e svolgere la libera professione devi avere 50.000,00 Euro?

Quindi per assurdo, non hai 50.000 Euro, sebbene sei in possesso dei requisiti professionali e di onorabilità, non puoi svolgere la mediazione creditizia.

Ci pare assurdo e contro ogni tipo di logica applicata al diritto ed alla liberta del lavoro, sancito dalla nostra Costituzione.

E i clienti che bussano alla porta di un mediatore creditizio, sono quelli che…

Per non parlare del cliente che si affaccia ad una società di mediazione creditizia. Un cliente che ha già ricevuto il no da una banca. E come si pensa di poter far diventare un Sì quando il sistema bancario attraverso il rating e la centrale rischi si è già espresso?

E inoltre, la % di mediazione, deve essere bassa, molto bassa perché poi andrebbe ad impattare sul calcolo del tasso soglia usura.

E non solo!

Una società di Mediazione Creditizia non può avere alcun rapporto con una banca, quindi chi paga è solo il cliente.

E altra difficoltà, la banca il più delle volte, anzi spesso, non riconosce il mediatore creditizio ma, il solito abusivo amico del direttore.

Raffaele Tafuro è irremovibile sull’abusivismo

E Raffaele Tafuro, non si fa tirare la giacca da nessuno, va dritto verso la meta: rivedere le pieghe del D.Lgs. 141/2010 e perseguire gli obiettivi con cui è stata fondata l’Assopam!

Evoluzione Assopam, 4 anni da 0 a 320 aderenti.

Siamo pronti per fare domanda di entrare nella rosa delle Associazioni Associate OAM.

Assopam fatti non parole!

Ecco l’intervista concessa da Raffaele Tafuro presidente dell’ASSOPAM

Presidente Tafuro dalle notizie giunte abbiamo notato che l’Associazione da Lei presieduta è estremamente attiva nel segmento della mediazione creditizia e agenzie in attività finanziaria,

Risulterebbe una delle Associazioni, se non l’unica, ad essere costantemente attiva con obiettivi ben delineati.

Ci può spiegare il perché?

Colgo l’occasione per ringraziarVi  dell’attenzione posta nei confronti della nostra associazione la quale mi pregio di rappresentare in qualità di presidente.

La nostra associazione è particolarmente attiva perché formata da persone serie, brillanti, libere e soprattutto competenti;

professionisti che si sono uniti per cercare di dare una mano agli addetti ai lavori, molto spesso lontani dalle logiche di mercato!

Noi di Assopam, siamo costantemente alla ricerca della giustizia, prima mancata poi perduta.

Ogni giorno assistiamo al proliferare di figure non autorizzate ad esercitare l’attività dell’intermediazione del credito e nonostante più volte abbiamo provveduto a sollecitare gli addetti ai lavori, pare, che questo fenomeno venga rilevato solo da noi. Il guaio più grosso è che si stima che il sommerso proveniente dal mercato dell’abusivismo attivo (non iscritti OAM) e passivo (iscritti OAM) sia pari o superiore a tre volte il fatturato annuo!

Che cosa significa nel vostro settore la parola Abusivo e quale è la differenza tra l’abusivismo attivo e quello passivo

A far data dal 01.01.2013 con l’entrata in vigore del decreto legge 141.2010 per poter esercitare attività di intermediazione creditizia bisognava essere iscritti in un apposito  elenco “OAM” Organismo degli Agenti in Attività Finanziaria e dei Mediatori Creditizi.

Per poter essere iscritto oltre ad avere dei particolari requisiti, bisogna conseguire ogni anno i corsi di aggiornamento obbligatori, contrarre un polizza assicurativa, essere costretti alla doppia imposizione Inps ed Enasarco, pagare una quota annua che varia da euro 90,00 per i collaboratori a euro 2.000,00 per le società di mediazione creditizia, e rispettare norme e decreti in alcuni casi al limite della pazzia.

Pertanto molti soggetti decidono di saltare tutti questi passaggi e si mettono a fare il nostro mestiere in alcuni casi in nero in altri sotto società di pseudo-consulenza.

E l’OAM cosa fa in questi casi?

Nulla, l’OAM non può esercitare sanzioni su chi non è iscritto OAM.

Pare essere una follia?

Infatti lo è, e noi di Assopam ne siamo consapevoli e stiamo combattendo da anni proponendo soluzioni efficaci e di facile attuazione agli addetti ai lavori, ma al momento tutto tace!

Secondo Lei esiste una soluzione di facile attuazione per fermare la falla dell’Abusivismo?

Secondo me esistono soluzioni in tutto, basta volerlo! In questo caso basterebbe sensibilizzare le banche!

Le banche? E Come?

Semplice! Basta far redigere alle istituzioni preposte, in questo caso Banca d’Italia,  una semplice circolare per scoraggiare tutti i dipendenti degli istituti di credito a collaborare con soggetti non iscritti OAM e quindi abusivi. Oppure redigere un protocollo d’intesa (tipo Assofin per Cessioni Quinto) facendo aderire Istituzioni e Banche”!

E come mai una soluzione così semplice e senza spese non viene attuata? 

Ah boh! Non lo chieda a me!

Quale soluzione proponete per fermare l’abusivismo passivo?

Semplice! Basta abrogare il divieto che impedisce la collaborazione tra Agenti in attività finanziaria e Mediatori Creditizi. Questo assurdo divieto è la causa principale dell’evoluzione dell’abusivismo tra figure iscritte OAM. Il maggior danno ne deriva dall’evasione fiscale! Infatti il pagamento delle segnalazioni avviene sotto banco, causando ingenti danni erariali!

Quanto costa e cosa si deve fare per aderire ad Assopam?

Nulla, è gratis e lo sarà per sempre, noi crediamo in quello che facciamo e ci autofinanziamo! Per aderire basta collegarsi al sito www.assopam.it.

I Vostri prossimi obbiettivi?

Uno su tutti è quello di portare Assopam in ogni angolo d’Italia e quindi continuando con le nomine dei Responsabili Regionali. Ad oggi siamo presenti in Sicilia, Calabria, Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Liguria, Lombardia, Umbria, prossime nomine già definite: Campania e Umbria. Avanzare richiesta di iscrizione in OAM ed entrare a far parte dell’assemblea costituente insieme ad ABI, AFIN, AMA, APSP, ASSIFACT, ASSILEA, ASSOFIN, ASSOMEA, ASSOPROFESSIONAL, FENAFI, FIAIP, FIMAA, UFI.

Per entrare in OAM bisogna pagare? O è gratuito?  

Purtroppo bisogna pagare la somma di euro 15.000,00 (quindicimila), così come previsto nello statuto OAM, il nostro direttivo ha già stanziato le somme necessarie.

Che dire?

I 320 Associati che hanno ad oggi aderito all’ASSOPAM ringraziano Raffaele Tafuro e gli altri membri dell’Associazione per tutto quello che stanno facendo all’insegna del raggiungimento degli obiettivi comuni.

A Raffaele che ha avuto il coraggio di scendere in campo e mettersi in prima linea nello sfidare un sistema fatto di muri di gomma, che si sta auto estinguendo grazie alla propria idiozia e ottusità.

L’editoriale nel cuore di
Raffaele Amici
www.raffaeleamici.it

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