Trasporti: autostrade, tariffe troppo care, vanno riviste

Per Governo le autostrade italiane sono le più care d’Europa. Ministro ricontrolli le tariffe dal 1999

“La formula adottata per l’adeguamento delle tariffe autostradali va rivista al più presto, essendo decisamente troppo generosa” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“Non solo viene garantita per legge la remunerazione degli investimenti, ma nella formula tariffaria si conteggia anche il tasso di inflazione programmato” prosegue Dona.

“Insomma, per lo Stato i gestori delle autostrade hanno diritto alla rivalutazione della tariffa in base all’inflazione, ma non i dipendenti ed i pensionati, che devono attendere sentenze della Consulta per veder riconosciuto, peraltro molto parzialmente, quanto hanno perso in termini di adeguamento al costo della vita in questi anni di crisi” prosegue Dona.

Per il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli, in audizione in Parlamento sul sistema tariffario per i concessionari autostradali, le nostre autostrade risultano essere le più care d’Europa.

“Il ministro conferma quanto andiamo sostenendo da anni. Le tariffe autostradali, che con la privatizzazione ci dicevano che sarebbero scese e avrebbero fatto risparmiare gli automobilisti, sono aumentate ben più dell’inflazione. Un fallimento totale, sia perché il mercato non può funzionare quando si tratta di monopoli ed il consumatore non ha possibilità di scelta, sia perché la formula per l’adeguamento delle tariffe è un regalo per i concessionari” continua Dona.

“Chiediamo al ministro di ricontrollare tutti gli aumenti dei pedaggi registrati dal 1999, anno della presunta liberalizzazione, ad oggi, per verificare se erano realmente dovuti oppure no, in relazione agli effettivi investimenti realizzati” conclude Dona.

Autostrade per l’Italia risponde su convenzione pedaggi

Autostrade per l’Italia, per replicare all’accusa di pedaggi troppi cari, ha cercato di spiegare che il rendimento lordo garantito nella convenzione firmata con il Ministero delle Infrastrutture, pari al 10,21% ha avuto un impatto irrilevante sulle tariffe e che per il quinquennio 2018-2022 è prevista una remunerazione al 7,61% lordi, che corrisponde a un 5,4% al netto delle tasse.

“Le chiacchiere stanno a zero! Non c’è azienda in Italia che, in barba al rischio di impresa, non sarebbe felice di avere una remunerazione fissata e garantita per legge al 5,4 per cento” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“In questi anni tutte le concessionarie autostradali ed i relativi azionisti si sono arricchiti grazie ai pedaggi pagati dagli italiani che hanno subito rincari esagerati, ben superiori all’inflazione. Un bel regalo!” prosegue Dona.

“Ora la cosa migliore è provare a ridiscutere le convenzioni, cambiando la formula tariffaria” conclude Dona.

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