Premio Dona: l’intelligenza dei dati è protagonista

L’Unione Nazionale Consumatori, la prima organizzazione consumerista in Italia, ha presentato la dodicesima edizione del premio Vincenzo Dona, voce dei consumatori”, dedicato alla memoria del suo fondatore

E’ stato il teatro Argentina di  Roma ad ospitare la dodicesima edizione del premio “Vincenzo Dona, voce dei consumatori”, evento organizzato dall’Unione Nazionale Consumatori, la prima organizzazione di consumatori in Italia, fondata nel 1955 da Vincenzo Dona.

L’incontro, ispirato al ricordo del fondatore, autentica “voce dei consumatori” e padre del movimento consumerista italiano, quest’anno ha visto protagonista l’intelligenza dei dati, in una mattinata di confronto sulle opportunità e i rischi dell’utilizzo dei dati personali: dal marketing alla grande distribuzione, dall’Internet delle cose alla cyber sicurezza, passando naturalmente per la tutela della privacy con uno sguardo rivolto al futuro della “data economy”.

A fare gli onori di casa, l’avvocato Massimiliano Dona, Presidente di Unc, che ha anticipato alcuni dei temi della giornata: “i dati sono considerati l’oro del nostro tempo, un’autentica moneta di scambio per avere beni e servizi di qualità, a condizione, naturalmente che lo scambio sia consapevole, trasparente ed equo. Ne parliamo con istituzioni, imprese, esperti, cercando di liberarci dai pregiudizi che hanno circondato in questi mesi l’utilizzo dei dati personali, frutto anche dei numerosi casi di cronaca che li hanno visti protagonisti in negativo (da Cambridge Analytica in poi). Affrontiamo il tema in un’ottica propositiva, presentando i Big Data come un’opportunità per i consumatori e per le stesse imprese, seppur con le doverose precauzioni. Grazie ai dati l’uomo è andato nello spazio, ci avete mai pensato? Proprio per questo ad aprire il nostro evento abbiamo chiamato un cosmonauta, Walter Villadei, ma non solo! I dati sono musica e tra i nostri ospiti abbiamo la violinista elettronica Luvienne che si esibirà sul palco.

I dati, poi, hanno senz’altro bisogno di etica e per questo il Premio Vincenzo Dona per le personalità, quest’anno va al presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro.”

Con queste parole, Antonello Soro, presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha accolto la notizia del riconoscimento:  “ringrazio sentitamente l’Unione Nazionale Consumatori per il conferimento del Premio, che onora me e l’Autorità, soprattutto in ragione dell’importanza attribuita, nell’attività del Garante, alla tutela del consumatore rispetto al trattamento dei propri dati personali. In tale contesto, infatti, ancor più che in altri, il diritto alla protezione dei dati personali si manifesta con evidenza maggiore  quale presupposto di libertà e non discriminazione, fattore in grado di riequilibrare -in un panorama segnato dalla ‘rivoluzione’ dei big data- il rapporto tra persona e mercato, dignità e iniziativa economica, autodeterminazione e politiche commerciali. Il sempre più esteso ricorso alla profilazione in funzione strumentale alla pubblicità mirata, così come la tendenza crescente alla ‘monetizzazione’ dei dati personali, utilizzati quali corrispettivo di beni e servizi offerti solo apparentemente in via gratuita, rappresentano infatti fenomeni potenzialmente rischiosi per la libera e autonoma determinazione delle persone. La disciplina di protezione dati rappresenta, in questo senso, uno straordinario presidio di libertà, prevedendo (anche grazie alle innovazioni introdotte dal nuovo quadro giuridico europeo) le garanzie essenziali per assicurare quella fiducia nell’economia digitale indispensabile al suo stesso sviluppo, come recita il GDPR.”

L’entrata in vigore del GDPR ha segnato un momento importante nell’economia digitale, PHD Italia -agenzia media e di marketing di Omnicom Media Group- a riguardo ha condotto una ricerca sugli italiani e il loro atteggiamento nei confronti dei dati personali, dal titolo “L’insostenibile leggerezza del dato”, di cui parla Alessandro Lacovara, Managing Director: “il 73% degli intervistati dice di sapere che i propri dati personali hanno un valore commerciale e il 62% sa bene cosa vorrebbe in cambio una volta ceduti: denaro contante. 90 euro al mese è il prezzo medio che gli italiani chiederebbero a un’azienda per consentirle di ‘spiare’ le proprie abitudini d’acquisto e le ‘tariffe’ salgono oltre i 100 se a essere monitorate sono informazioni di tipo medico o che riguardano la propria intimità. Troppo poco? Lasciamo tracce online ogni giorno, quasi senza accorgercene, e la tecnologia le utilizza apparentemente senza sforzo. Ma questo lavoro silenzioso sta cambiando tutto e affrontare marketing e comunicazione senza capire la centralità del dato è -oggi e domani- insostenibile: i brand dovranno sempre più concentrarsi su come ottenere la fiducia dei consumatori in merito alla gestione dei dati personali e da questo dipenderà il fallimento o il successo delle aziende del prossimo futuro.”

Nel suo intervento Gaia Rubera, professore di Marketing all’Università Bocconi ha messo in luce alcuni elementi fondamentali per capire la rilevanza dei Big Data nella cosiddetta Data-driven economy: “che cosa sono i Big Data, da dove originano e qual è il ruolo determinante nel processo di liberalizzazione della ricerca in ambito Machine Learning?”. L’intervento spiega come funzionano i principali algoritmi di Machine Learning e come questi possano essere utilizzati in maniera “intelligente” per creare valore non solo per le imprese ma anche per la società. “Alla luce degli ultimi avvenimenti legati ad un uso improprio di Big Data e Machine Learning per influenzare il comportamento di ignari cittadini -afferma Rubera– è fondamentale trovare un adeguato bilanciamento tra protezione della privacy del cittadino e necessità di garantire che la ricerca su Machine Learning non finisca per essere monopolio di poche imprese.”

Non si può parlare di tecnologia ed etica dei dati senza tener conto dell’importanza delle “persone”: Gianni Bientinesi esperto in Business Intelligence, studi e ricerche di mercato a livello internazionale, ideatore dell’Osservatorio sulla Casa di Leroy Merlin Italia, ha scritto un libro dal titolo “Le persone oltre i numeri”. “La nostra vita si sta digitalizzando e forse ancora non ce ne siamo resi conto -afferma Bientinesi. Il fatto che tutto sia tracciato dà la possibilità a chi fa ricerca di analizzare in modo formale e sistematico le dinamiche di comportamento e di consumo. Le tecniche statistiche ed il data mining stanno diventando il mantra per le nuove generazioni di ricercatori dei comportamenti sociali e di consumo. Le informazioni provenienti dai clienti devono diventare delle storie, devono uscire dai database e parlare alla testa ed al cuore delle persone che li utilizzano. Troppo spesso ci preoccupiamo e dedichiamo la maggior parte del nostro tempo a capire ‘come posso reperire le informazioni’ piuttosto che concentrarmi su qual è il vero obiettivo della mia azione. I dati non sono intelligenti di per sé ma devono trasformarsi in storie interessanti se vogliamo che ci aiutino a migliorare la qualità della vita delle persone.”

Ha chiuso  la mattinata, Massimo Temporelli Fisico, Divulgatore scientifico e storico della tecnologia, che ha prospettato una nuova rivoluzione culturale:  “i dati sono il nuovo petrolio, questo è lo slogan che più risuona nei convegni e nelle assemblee dei businessmen e dei professionisti più lungimiranti. Troveremo ricchezza e nuovi business nei dati, ma anche e soprattutto nuova progettualità, immaginazione e forse, ancora, una nuova rivoluzione culturale. In molti sono spaventati, ma a ben guardare è la biologia e la natura a dirci che i dati sono fondamentali. Basta osservare come funzioniamo noi, homo sapiens e ogni animale o pianta su questo pianeta, per comprendere che ogni nostra scelta, ogni nostra azione è frutto di una raccolta e di una elaborazione di dati: abbiamo sensi che raccolgono informazioni dall’ambiente in modo continuo, con un bit-rate da fare impallidire i computer più performanti della storia, e dunque perché negare alle aziende, ai professionisti o all’intero pianeta di diventare un organismo che raccoglie, elabora dati per evolvere in modo migliore?”

 

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