Vendita di CR Orvieto, nuovo braccio di ferro tra tifo, accuse e sospetti

La Fondazione spinge, ma Nevi (FI): no alle svendite a speculatori

Come un anno fa, Orvieto e l’Umbria si dividono sull’ipotesi di cessione della Cassa di Risparmio di Orvieto. Ed il crac, con il conseguente commissariamento, della controllante Banca Popolari di Bari non serve a far cambiare le opinioni delle opposte fazioni nei confronti della cordata di imprenditori tra i quali compaiono il finanziere bolognese Giulio Gallazzi (tramite la sua Sri capital) e il fondo francese Argenthal, attraverso la controllata Alkemia, società di investimento con 1,6 milioni di equity capital.

Come era nelle previsioni, i commissari che ora decidono a Bari vogliono accelerare nella vendita della quota di maggioranza della CR Orvieto, già prevista dal precedente board, sulla base dell’accordo, già raggiunto, di 55,5 milioni di euro. Ossigeno per le casse svuotate della Popolare di Bari, dove c’è da coprire un buco miliardario.

Una vendita attesa da tempo dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, che non vede l’ora di porre fine al matrimonio con Bari, durato dieci anni di cui, forse, soltanto i primi tre felici. Poi, è stata una coabitazione forzata.

La Fondazione rimprovera alla gestione barese di avere appesantito una banca locale comunque solida, senza per altro fornire al territorio quella spinta di cui necessitava in anni di crisi.

Tra l’altro, a dispetto dei conti fallimentari della controllata Popolare di Bari, la Cr Orvieto continua ad avere buoni numeri. Da qui l’affare fiutato dai francesi di Argenthal, che hanno affiancato Gallazzi nella trattativa già intavolata.

I sindacati

Se la Fondazione spinge per la vendita alla cordata, i sindacati già in passato avevano chiesto di verificare prima le intenzioni dei nuovi investitori. Il timore, infatti, è che possa trattarsi di un’operazione speculativa, svincolata da un piano industriale di medio-lungo periodo.

Certo, se un anno fa l’alternativa era capire quale spazio ci fosse stato per la grande banca del sud che sembrava dovesse nascere intorno a Bari, oggi l’unica alternativa alla cordata italo-francese sarebbe da trovare. Perché i commissari non contemplano la presenza di Cr Orvieto nella nuova Banca Popolare di Bari.

L’opposizione di Forza Italia

Ma dalla vendita a tutti i costi mette in guardia il deputato di Forza Italia Raffaele Nevi. “Il Governo – afferma l’esponente azzurro – deve impedire che, nell’ambito del salvataggio della Banca Popolare di Bari, essa venda sue quote di partecipazione (ad esempio nella Cassa di Risparmio di Orvieto) ad autentici speculatori finanziari pur di ‘fare cassa’, ma che non avrebbero a cuore i dipendenti, le imprese, le famiglie del territorio, ma soprattutto quelle migliaia di risparmiatori orvietani che hanno subito, loro malgrado, la mala gestione della Popolare di Bari vedendo pesantemente deprezzate le azioni che avevano acquistato dalla Banca stessa, con un pesante depauperamento dei loro risparmi investiti.Forza Italia sarà in prima linea per evitare tutto ciò“.

Nevi ha presentato un emendamento in tal senso. “Le banche per noi – spiega il deputato di Forza Italia – sono uno strumento per fare sviluppo economico e generare posti di lavoro e non certo per impoverire il territorio che ha già pesantemente pagato in termini di mala gestione della Banca Popolare di Bari e non solo”.

Gualtieri: ristrutturazione entro metà anno

E questo mentre il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, in aduzione alla Camera in Commissione Finanze, annunciava che la ristrutturazione e il rilancio della Banca Popolare di Bari avverrà entro metà anno.

Il piano, ha spiegato il ministro, prevede la trasformazione della Pop Bari in una spa, con la copertura delle perdite, la cui entità è ancora da accertare. Successivamente avverrà la ricapitalizzazione della banca da parte di Mcc, del Fitd e di investitori privati che potranno “auspicabilmente essere individuati“.

Gualtieri ha però spiegato che l’utilizzo come attivo dei crediti fiscali dell’istituto pugliese, oggetto di un dialogo con la Commissione europea nell’ambito del salvataggio, presenterebbe “tempi incompatibili” con le esigenze dell’intervento e “condurrebbe presumibilmente a un diniego” di Bruxelles. Ma Mef e Bruxelles stanno valutando soluzioni alternative.

Correntisti e risparmiatori

Gulatieri ha rassicurato i correntisti, ma i circa 70 azionisti (tra i quali compaiono anche umbri che hanno acquistato i titoli baresi promossi attraverso Cr Orvieto) puntano il dito contro la gestione e le false rassicurazioni sul fondo interno che avrebbe riacquistato le azioni in mancanza di altri acquirenti.

Fabi chiede il reato di disastro bancario

In audizione, il segretario della Fabi (il sindacato autonomo dei bancari) Lando Maria Sileoni ha chiesto una legge per sancire il reato di disastro bancario, dato che le leggi attuali rendono difficile l’applicazione di reali sanzioni verso gli amministratori.

Tratto da TUTTOGGI il Giornale online dell’Umbria

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